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Una mappa tra ordine e caos
La natura perturbante dell’immagine : l’arte di Salvatore Arancio
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Las Italias ospita per la decima uscita il complesso immaginario di Salvatore Arancio, in cui mito e scienza, forma e sostanza non sono mai quello che sembrano.
Le opere di Salvatore Arancio sono, per lo spettatore, un continuo esercizio di orientamento. Nello spazio, nel tempo, nelle dimensioni dell’esistere, che possono comprendere coordinate - geografiche e culturali - molto diverse fra loro.
Nato a Catania, classe 1974, Arancio ha completato la sua formazione a Londra, dove risiede stabilmente.
La sua ricerca sonda territori diversi e contrastanti come la natura, l’artificio, la scienza e la mitologia, su cui si spesso innesta l’attrazione o la curiosità verso elementi specifici - storici o paesaggistici - connessi ai luoghi dove i lavori vengono esposti.
Lungo tali direttrici trova espressione il singolare universo creativo dell’artista, costruito da elementi eclettici, che spaziano dall’arte alla filosofia, dal cinema alla musica, passando per la scienza. Elementi che trovano ambiti di riferimento diversissimi fra loro, come la visione scientifica di Athanasius Kircher (1602 - 1680), lo studioso e scienziato gesuita tedesco che si interessava - tra le altre cose – di vulcanologia, o quella dello scienziato ed artista Ernst Heinrich Haeckel (1834 – 1919), autore di un centinaio di illustrazioni dettagliate di animali e di creature marine ; od ancora i film di Stanley Kubrick (1928 - 1999), le nitide geometrie del Bauhaus e del Costruttivismo ed infine la musica sperimentale e le sonorità elettroniche della compositrice inglese Delia Derbyshire (1937 - 2001).
Skell III, video animazione in loop / looped video animation, 1’43’’, 2007 - Courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma
Tale ricchezza e complessità è all’origine della trilogia video Skells (2006 - 2007), le cui animazioni sono realizzate attraverso incisioni scientifiche del XIX secolo rieditate digitalmente.
Ispirata alla violenta eruzione del vulcano Mazama (Oregon, USA), avvenuta circa sei milioni di anni fa, la trilogia ben rappresenta l’interesse dell’artista per le antiche illustrazioni scientifiche (di cui è anche collezionista) e mostra un legame con gli anni della sua infanzia e della sua formazione, trascorsi ai piedi di un vulcano impossibile da ignorare come l’Etna.
L’attenzione per i fenomeni naturali ed in particolare per quelli vulcanici ritorna in Nuee Ardente (2009) video di animazione ispirato all’eruzione del La Pelée (Martinica) del 1902 e in Wonders of Volcano (Roma, 2011), il suo primo libro d’artista, che si configura come una fedele ricostruzione dell’omonimo volume di epoca vittoriana, scritto da Ascott R. Hope e stampato a Londra presumibilmente nella seconda metà dell’Ottocento.
Mentre il testo originale scritto da Hope per la prima edizione viene lasciato inalterato, le immagini originali del libro sono rielaborate da Arancio, che ne altera la funzione scientifica e documentaria, e vi aggiunge due lavori originali.
La descrizione delle meraviglie naturalistiche dei vulcani, che inevitabilmente risente delle limitate conoscenze scientifiche del tempo e del clima romantico in cui è stata realizzata, si combina quindi con le manipolazioni delle immagini realizzate dall’artista, che decontestualizzano il volume originale rendendolo documentazione di un passato inesistente e creando una dissonanza tra passato, presente e futuro che situa l’opera in una dimensione atemporale.
La scienza rappresenta una fonte di ispirazione primaria anche per Coil (2009) alla cui base ritornano le incisioni scientifiche del XIX secolo (questa volta relative ai primi esperimenti sulla traspirazione delle piante), combinate – attraverso il gioco di parole insito nel titolo – con il movimento rotante della bobina (in inglese Coil, appunto) e con l’omonimo gruppo di musica sperimentale fondato da John Balance e Peter Christopherson.
Coil, video animazione in loop / looped video animation, 1 min 22 sec, 2009 - Courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma
L’effetto straniante ottenuto decontestualizzando le incisioni e combinandole con riferimenti assolutamente contemporanei torna anche in lavori che si allontanano dai riferimenti naturalistici antichi, come in Sentinel (2009) un video che riprende L’Alba dell’uomo, ovvero la sequenza iniziale del film di Stanley Kubrick 2001 : Odissea nello spazio, sottraendone gli ominidi.
Il titolo viene dal racconto di fantascienza scritto dal co-autore di 2001 : Odissea nello spazio, Arthur Clarke. L’atmosfera rarefatta e di sospensione del video si pone lungo la poetica di Arancio, tesa a suscitare nello spettatore un sentimento di attrazione e di paura, a sottolineare il senso di spaesamento indotto dalle immagini.
Il confine tra scienza e mito lungo cui si muovono i lavori di Arancio viene superato a favore del mito in Shasta (2011), videoinstallazione a doppio schermo originariamente girata in Super 8, ispirata all’omonimo vulcano dormiente situato in California.
Nel video gli elementi compongono una sorta di poema visivo e sonoro dal tono volutamente epico, correlato alla natura mistica del luogo, presente nelle leggende dei nativi americani, che lo ritengono scenario di una lotta tra il bene e e il male [1] ed in quelle successive, che credono contenga una città di cristallo [2] abitata dai superstiti dell’antico continente perduto di Lemuria [3] o che sia un luogo di contatto con civiltà extraterrestri, ed infine fulcro dell’attività del gruppo religioso “I AM” [4].
Lungo la stessa scia si ritrova Luffah (2011), enorme fotoincisione che riproduce l’omonima scultura di Arancio. Il titolo che condividono riprende la parola araba che indica la radice di mandragola, pianta da sempre legata all’esoterismo ed alla magia, utilizzata ab antiquo per i suoi effetti allucinogeni.
La dimensione mitica e quella scientifica si ritrovano anche nei lavori scultorei di Arancio, ispirati alla micologia ed alle formazioni geologiche create dalle eruzioni vulcaniche, come i camini delle fate o gli alberi di lava.
Le sculture appaiono sospese tra una dimensione mistica, richiamata dagli effetti allucinatori di alcuni funghi velenosi o dalla valenza simbolica di rocce come i dolmen e Stonehenge, ed una naturale, legata alle loro sagome biomorfiche, talvolta esplicitamente sessuali.
Gli elementi mistici e magici sono costantemente coniugati con riferimenti alla scienza, per quanto essa possa apparire “manipolata” dall’artista stesso, formando un orizzonte incerto, sospeso in una dimensione ambigua, stimolante ed assolutamente perturbante, che sconcerta e spiazza lo spettatore.
Spesso tale ambiguità si avvale di una dimensione temporale sospesa, come nel caso di Birds (2013), realizzato durante una residenza al Museo Carlo Zauli di Bologna con riprese del locale Museo di Zoologia. [5]
Il video, girato in Super 8, riprende in soggettiva i singoli esemplari e la loro dislocazione nello spazio, accompagnandoli con la musica sperimentale di Expo ’70, al secolo Justin Wright, un compositore di Kansas City.
Birds, video in super8 / super8 video, 6’31’’, 2012, estratto online per / online excerpt for Les Rencontres Internationales 2013-2014
L’effetto perturbante, la contrastante sensazione di attrazione e repulsione, di fascino e timore viaggia lungo i binari di una natura mistica e panìca, in contrasto con una visione oggettiva in cui l’artista introduce continuamente elementi di disturbo : la classificazione scientifica perde la propria validità universale, i simboli si sgretolano nella prosaicità delle forme, la natura viene alterata dalla proiezione dell’astrazione umana, come nel caso di Ou le soleil recompose sa geometrie de lumiere (2012), immagine delle Alpi cui vengono sovrapposte figure geometriche.
Lo stesso effetto perturbante viene ricercato nei lavori della mostra Hidden (2013), frutto di una residenza al Centre international d’accueil et d’échanges des Récollets a Parigi, nel corso dell’autunno 2013.
La dinamica sottilmente intellettuale di una scienza “alterata”, legata alla visione orientalistica dell’Altro diffusa nella Francia coloniale, si dispiega attraverso la ricerca svolta da Arancio sul Jardin d’Agronomie Tropicale, situato a Nogent-Sur-Marne.
Tali giardini sono strettamente connessi al colonialismo Francese : nel 1907 furono sede della mostra coloniale, organizzata per fornire ai visitatori una panoramica sulla vita degli indigeni nelle colonie, ottenuta ricreando, in appositi padiglioni nazionali, i loro “ambienti tipici”. Attualmente, di tali “ambienti” si conservano solo pochi edifici, sebbene molti villaggi siano ancora il loco.
Inoltre i giardini erano preposti allo studio ed a sperimentazioni agronomiche su diverse specie vegetali, che portarono all’introduzione massiva di flora esotica nelle colonie francesi.
Nei lavori che Arancio ha realizzato per la mostra da un lato mettono in relazione elementi provenienti dall’archivio storico dei giardini con opere ispirate agli stessi materiali d’archivio, « riportando in superficie un materiale altrimenti nascosto e creando una una sorta di riorganizzazione di significati, un collasso di gerarchia e tempo » (S. Arancio). Dall’altro, tuttavia, ricrea parte del giardino stesso e delle serre partendo da una foto di inizio del Novecento e lo “popola” con sculture ispirate alle piante presenti nell’immagine.
Rielaborando l’illusione coloniale di un viaggio esotico attraverso terre lontane ricostruite nei giardini, Arancio realizza un ambiente atemporale, in cui il passato - offerto dai materiali di archivio e dalle immagini impregnate dalla visione orientalistica dell’epoca - risulta allo stesso tempo concluso e presente.
Ceramiche, sculture e stampe e persino un video in Super 8 contribuiscono alla creazione di un unico corpus, che da un lato cerca di esaminare la connessione tra il colonialismo francese e la sua influenza nei cambiamenti dei territori coloniali, e dall’altro trasporta lo spettatore in un ambiente atemporale a metà tra fantasia e realtà.
L’evoluzione della poetica dell’artista troverà nuove strade nel corso del 2015, già pregno di progetti come la residenza al Camden Arts Centre di Londra (attualmente in corso), dove si dedica allo studio delle mitologie popolari relative alla rappresentazione del grottesco nella maiolica, una personale in Francia (maggio 2015) e due residenze, rispettivamente in Messico e in Spagna.
Notes
[3] Per Lemuria Cfr : http://www.siskiyous.edu/Shasta/fol/lem/index.htm
[4] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/%22I_AM%22_Activity e http://www.siskiyous.edu/Shasta/fol/asc/index.htm
[5] La collezione di ornitologia, che conta più di mille esemplari, fu riunita da Carlo Zaffagnini e da sua moglie Augusta Bertocchi nella seconda metà dell’Ottocento e lasciata in eredità al Museo Zoologico della R. Università di Bologna. Cfr. http://www.forgottenbooks.com/readbook_text/Rivista_Italiana_DI_Ornitologia_1300007917/363, http://www.aves.it/biografie_ornitologi.htm e http://archive.org/stream/rivistaitalia35191420soci/rivistaitalia35191420soci_djvu.txt
Voir en ligne : Il sito web dell’artista
Si ringrazia :
Antonella Opera per la supervisione alla traduzione in inglese dell’articolo.


